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Diario del Giro delle Repubbliche marinare

LE REPUBBLICHE MARINARE, qualcosa di pazzesco volerle affrontare in bici. Almeno ai tempi della repubblica di Venezia viaggiavano in nave, per noi pensare di arrivare ad Amalfi toccando prima Genova e Pisa per poi attraversare l' Italia dal Tirreno all'Adriatico, sembra quasi una cosa normale. 2200 km da bersi in una settimana circa, una nonstop fuori dai canoni della normalità, come se il mondo dei randagi fosse normale! Comunque alla partenza da Mestre, domenica scorsa 25 maggio mi sono presentato così, con il motto di vivere in ogni modo un'avventura che sempre rimarrà impressa, qualsiasi sia il suo epilogo. Dopo la partenza, subito un passo regolare, l'incoscenza reclama di spingere sui pedali, ma essa è maestra nel tendere tranelli per poi castigarti. Si viaggia in gruppi sparuti, dopo i Colli Euganei, io e Ezio Usai pedaliamo da soli e in breve siamo al secondo controllo di Motteggiana. Lì si unisce a noi un altro grande randagio, Nazzareno Goia che vivrà fino alla fine l'avventura insieme a noi. I km passano e dopo Fiorenzuola d'Arda la strada comincia lentamente a salire verso i 1500mt del passo di Tomarlo, una lunghissima salita bagnata da una leggera e fastidiosa pioggia. Lungo la fredda discesa affrontata in piena notte, i primi colpi di sonno cominciano ad affacciarsi, fortunatamente prima dell'alba siamo a Santo Stefano D'aveto dove il bar adibito a controllo, ha tenuto aperto l'esercizio apposta per noi randagi. I km cominciano a crescere, siamo intorno ai 400, ma la strada è ancora lunga, troppo lunga per creare illusioni, meglio vivere dei momenti che attraversi e non pensare al futuro, il segreto delle lunghe randonnèe è questo, vivere il presente. Una bella pioggia ci fa compagnia per qualche km, ormai siamo in vista di Genova ma per arrivarci dobbiamo prima scalare l'insidioso monte Fasce che regala panorami da brivido.
Una ripida e stretta discesa ci porta a Genova attraverso un traffico che toglie il respiro. La prima repubblica è stata conquistata ed è già qualcosa. Pedaliamo lungo la via Aurelia, non un metro di pianura,il traffico ti uccide e ti toglie lucidità, qui bisogna mantenere la calma e far scorrere i km senza pensarci. Dopo varie peripezie finalmente cominciamo a salire lungo la strada che porta al passo del Bracco e in prima serata arriviamo al controllo di Borghetto di Vara. Sulle gambe quasi 550km, decidiamo però di proseguire verso Pisa e una volta lì, ci prendiamo una camera d'albergo proprio vicino alla famosa torre. Anche la seconda repubblica dopo 634 km è conquistata, ma il viaggio sarà ancora lunghissimo e il bello deve ancora arrivare.

Siamo a PISA, seconda repubblica del giro, sono le 21 di sera e il corpo reclama una sosta. Trovato facilmente un albergo all'ombra della torre, dopo un buon rifornimento calorico andiamo a nanna per un meritato riposo. La ripartenza la fissiamo per le 5 del mattino, via per un altro giorno di lunghe e sconosciute pedalate. Ad ogni km, un piccolo mattoncino costruisce il nostro sogno, la strada è lunga ma anche la nostra pazienza lo è. Pedaliamo in Toscana, terra amica dei ciclisti, qualche strappo ci tiene compagnia e il paesaggio fa il resto. Ezio quando passa a condurre tende ad aumentare sensibilmente l'andatura, io faccio il buco perchè lui rallenti, troppo lungo il viaggio per fare i campioni, meglio essere umili e riservati, la gogliardia in queste cose non paga. Sulla salita di Castagneto Carducci inizia a piovere, fa freddo e giungiamo a Suvereto, sede di controllo, abbastanza fradici. Altro rifornimento calorico e via verso la prossima tappa di questo viaggio infinito. Bellissimi posti, la tempesta appena passata ha lasciato il suo segno, la grandine lungo la strada ci dice che siamo stati anche fortunati, buon per noi, ogni tanto ci vuole un tantino di fortuna. Dopo numerosi saliscendi, siamo a Marsiliana sede di timbro. Il tratto che da Marsiliana porta a Vejano è forse il più ostico di tutta la randonnèe, lo affrontiamo con la dovuta calma, le salite sono un continuo susseguirsi, non si fa strada e la sera è ormai padrona della situazione. Dopo mille salite, giunti a Tuscania decidiamo di fermarci per una pausa notturna, siamo ai 900km, troviamo facilmente un albergo e dopo una lauta cena annaffiata da due garaffe di rosso, andiamo a dormire abbastanza brilli, ma caricati come molle.L'appuntamento è sempre alle cinque del mattino, in sella per un'altra giornata di lavoro sui pedali. Dopo una serie infinita di salite e discese arriviamo a Vetralla per proseguire verso Vejano. Qui faccio l'unica polemica del giro, certamente non rivolta a Fulvio, ma qui nel Lazio, quando pensano di asfaltare le strade? Molte probabilmente, non vedono manutenzione dall'epoca dell'antica Roma, e poi vogliono spendere miliardi di euro per le olimpiadi a Roma, queste strade sono un'offesa verso chi paga le tasse e noi poveri ciclisti, siamo costretti a centrare le buche per non venire messi sotto da una categoria di automobilisti che in tutto il centrosud non conoscono il rispetto verso chi pedala. Un applauso a questi amministratori del nulla, solo parole e sberleffi, altro non sanno fare, ma vadano a lavorare almeno!!!! Assorbita l'incazzatura siamo a Vejano, almeno il timbro ci regala qualcosa di concreto nel proseguo del grande viaggio. Adesso a parte le buche, il percorso è pianeggiante e superata Ostia e il suo lido, arriviamo al Lido dei Pini dove il controllo ci fa capire che abbiamo superata la fatidica quota dei mille km, il giro di boa della rando si sta avvicinando, le condizioni fisiche e mentali sono ancora ottime e ciò è di buon auspicio. Adesso puntiamo direttamente a Formia, arriviamo in serata dopo quasi 1200km, praticamente un brevetto ACP è sotto le nostre ruote, sosta notturna anche qui e un arrivederci a domani.

Da Formia decidiamo di partire alle 4, puntiamo per la tarda serata di arrivare a Morcone, sappiamo che sarà un lungo e duro troncone zeppo di salite. Fino a Caserta si pedala bene, poco traffico e fondo stradale migliore, qualche difficoltà per il timbro ma tutto si risolve in fretta. Adesso viaggiamo verso i paesi della cintura vesuviana, un caos, traffico al cardiopalmo, strade in stato pietoso e automobilisti che continuano a suonare fino a farti scoppiare il cervello. Facciamo buon viso a cattiva sorte e armati di pazienza percorriamo con la dovuta cautela queste strade. Il Vesuvio è sempre lì, lo vediamo da tutti il lati, km e km sotto la sua minaccia e la sua ombra, sembra infinito nella sua malcelata potenza. Fortunatamente dopo lungo peregrinare arriviamo ai piedi della salita dell'Agerola, abbastanza lunga ma dalle pendenze agevoli. Superata la galleria che è al culmine della salita, ci tuffiamo in discesa verso Amalfi, fa molto freddo, è strano ma è così, panorami bellissimi davanti ai nostri occhi, il blu del mare è un tantino offuscato da una sottile foschia, la discesa è tortuosa e stretta e non permette grosse velocità, ma Amalfi è ormai nostra e la terza repubblica è cosa fatta. Molti turisti stranieri ad Amalfi, traffico e vita sulla bellissima scogliera, noi comunque dobbiamo proseguire per Maiori sede del controllo. Timbro, rifornimento adeguato e via verso Venezia che dista 850 km, una eternità ci separa dal capoluogo veneto, ma ci godiamo felici questo momento. Subito il Valico del Chiunzi si staglia davanti a noi, inizia a piovere e siamo costretti ad indossare il gore tex, però vestiti così fa molto caldo e fortunatamente la pioggia cala la sua intensità. Questo valico è famoso per la caduta di Pantani nel giro d'Italia del 1997, quando un gatto attraversando la strada del pirata ne provocò la caduta. Una ripida discesa ci porta verso Nocera Inferiore, ancora caos, rumore e strade infernali, si può dire che sono centinaia di km che corriamo la Parigi Roubaix,le nostre bici stracariche sono brave a resistere, anche le nostre braccia cominciano ad averne abbastanza di questa situazione perenne. Adesso puntiamo verso Avellino dove è previsto un controllo libero, basta un qualsiasi esercizio per vidimare la carta di viaggio. Prima di arrivarci dobbiamo comunque sobbarcarci un buon numero di salite che passano veloci e una volta giunti nella città, timbriamo il foglio proprio al centro e nella migliore pasticceria del paese. Dopo una scorpacciata di dolci e pizzette dal costo irrisorio, proseguiamo verso Morcone che dista una settantina di km. Il tratto è molto impegnativo, di buono c'è il fondo stradale molto migliorato e il paesaggio sul far della sera regala cartoline stupende.
Attraversiamo Benevento e cominciamo a salire dolcemente ma in modo continuo. La velocità è bassa, non siamo abituati a queste salite che non sembrano salite ma che a lungo andare ti consumano. Calano le ombre della sera e l'oscurità ti fa sentire ancora più solo. Certo che a pedalare di notte in solitaria su queste strade richiede un bel pezzo di fegato. Strani rumori provengono dai lati della strada, qualche cane abbaia e non sai se è dentro al recinto o allo stato brado, ti immagini orsi e lupi o strani esseri mitologici che tutto ad un tratto possono sbucarti davanti.
Si spinge sui pedali, è ormai notte fonda ma Morcone sembra una chimera. Dopo tanti km di profonda solitudine finalmente arriviamo al controllo di Morcone dove troviamo Domenico Lombardi ad attenderci con premura. Oggi abbiamo percorso più di 300km, è stata una tappa fondamentale per la riuscita della rando e dopo una buona cena andiamo a concederci il meritato riposo, domani è nostro intendimento raggiungere il Mare Adriatico, ma per adesso tutti a nanna.

Eravamo rimasti a Morcone, bel paese e particolare la costruzione in pietra dove abbiamo passato la notte. Solita partenza alle ore 5, duro ricominciare, i primi km sono sempre di assestamento, devi riabituarti ai vari dolorini del tuo stanco corpo, in più adesso comincio a sentire un disturbo al soprasella che fortunatamente tende a calare dopo qualche ora di strada. Oggi puntiamo di arrivare a San Benedetto Del Tronto, circa 270km molto duri, oltre 2500 metri di dislivello da superare. Dopo Morcone percorriamo un lungo tratto di strada dove la solitudine regna incontrastata, l'alba rischiara un ambiente che sembra primordiale, qui certamente una persona non si stressa, forse è più facile cada in depressione visto l'isolamento della zona. Subito si continua a salire e scendere, superiamo una lunga salita che supera quota 800mt e dopo breve discesa risaliamo nuovemente.
Fortunatamente troviamo un supermercato adibito anche a bar, hanno appena aperto, rifornimento abbondante e via pronti ad affrontare un'altra lunga salita, superata questa dopo continui saliscendi giungiamo finalmente a Trivento sul fondovalle dove apponiamo il prezioso timbro. Altro rifornimento calorico, vado in bagno per rinfrescarmi e mi guardo allo specchio; sto assomigliando sempre più al ritratto di Dorian Gray, barba lunga, pelle essicata dal vento e dal sole e un'aria trasognata da ultima spiaggia. Non importa, l'importante è essere belli dentro e poi a sessant'anni, non si è più freschi come ciclamini di montagna, quindi al diavolo le apparenze! Adesso siamo in sella verso Fossacesia Marina, il Mare Adriatico sembra a portata di mano, ma la strada si mostra ben più ostica delle previsioni. Una interminabile salita ci porta ancora ben oltre gli 800 metri, sui fianchi e sulle vette dei monti, innumerevoli pale eoliche dalle grandissime dimensioni, sembrano attirarci nel loro perenne e magnetico vortice, il loro sibilo nella solitudine fa venire la pelle d'oca. In vetta un temporale sembra aspettarci con un bagnato benvenuto, ma noi con fortunata tempestività riusciamo a sfuggirgli e complice una lunga discesa ci dirigiamo verso cieli più promettenti. Ormai siamo in vista del nostro mare, finalmente siamo sulla costa adriatica, adesso per la prima volta il lungo viaggio sembra essere alla nostra portata, il timbro di Fossacesia Marina è un altro tassello che sta completando piano piano il mosaico dei fogli di viaggio. Via direttamente verso San Benedetto Del Tronto, troncone di 106 km, ma abbastanza pianeggiante. Ci arriviamo in tarda serata e trovato il bar King, timbriamo per l'ennesima volta. Il bar è pieno di giovani, ci scrutano dalla testa ai piedi e forse pensano che sono arrivati i cavernicoli. Ci chiedono lumi e spieghiamo loro cosa stiamo facendo; sono molto gentili nell'assecondare la nostra pazzia e anzi, ci indirizzano in un albergo vicino a buon mercato. Trovato l'albergo e sistemate le bici, ci trasferiamo nel vicino ristorante dove diamo sfogo alla nostra fantasia enogastronomica. Siamo ad oltre 1750 km percorsi, Venezia non sembra più un sogno, ma qualcosa di tangibile, però ci vuole ancora tanta pazienza e calma, un buon sonno adesso ci vuole veramente.

San Benedetto Del Tronto, 450 all'arrivo, solita levataccia e la premiata ditta VE-VR-VI (Ezio Usai veneziano, Nazzareno Goia veronese e io vicentino), riparte decisa verso Venezia. Ezio ha l'intenzione di fare tappa unica e arrivare alla fine in nottata, io e Nazzareno, pensiamo di fermarci ancora a dormire qualche ora, comunque, strada facendo vedremo. Intanto, ho scoperto che il problema al soprasella è una piaga causata dallo sfregamento del pantaloncino sulla pelle, una bella rogna visti i km che mancano all'arrivo, ma sopravviverò anche a questo, ci vuole ben altro per mollare! Pedalando con buon ritmo arriviamo in vista del Conero e senza problemi scaliamo la salita che porta al Poggio, il bar al Poggio è chiuso, al sabato apre alle 9 del mattino e visto che sono le 8, prendiamo i bigliettini timbrati dal cestino posto sulla ringhiera del bar. Ad Ancona un bel rifornimento in un bar gestito da una signora molto gentile, adesso qualche goccia di pioggia insistente accompagna la nostra marcia verso Fiorenzuola Di Focara che dista 80 km. Marciamo tranquilli e arrivati a Pesaro saliamo lungo la strada che porta al Parco Naturale Monte San Bortolo, subito strada in forte pendenza e dopo una stretta curva a dx, uno strappo al 18% mette in croce le nostre povere gambe martoriate da km di strada. Superata anche questa inaspettata asperità, ammiriamo lo splendido scenario che si apre dinnanzi a noi. L'azzurro del mare dona pace e il verde della vegetazione lungo la strada ci accompagna dolcemente al timbro di Fiorenzuola Di Focara. Qui troviamo l'armata con Piero e Gianmarco, li vediamo con piacere, loro sono un'istituzione delle rando ed essere vicino a loro vuol dire essere sulla strada giusta per riuscire nell'impresa. Ormai abbiamo superato i 1900km, ci concediamo un'abbondante pasta e proseguiamo verso il prossimo controllo che dista 90km. Un'altro strappo al 18% e poi tutta pianura fino all'arrivo. Transitiamo sul lungomare di Gabicce, Cattolica, Riccione e Rimini, bei posti, molta vita, Ezio è intento a guardare le bellezze al mare ed è molto largo con i suoi commenti, lo richiamo all'ordine perchè la strada è ancora lunga. Finalmente lasciamo la costa e dopo un largo giro arriviamo al controllo di San Pietro In Vincoli.
Abbiamo superata la fatidica soglia dei 2000km, sono le sette di sera e all'arrivo mancano solo 190 km. Altro rifornimento e ripartiamo verso Adria, ultimo timbro prima dell'arrivo. Ezio vuole arrivare in nottata a Venezia, noi vogliamo fermarci a riposare, siamo restii a passare una notte da zombie in bici, preferiamo arrivare con calma per goderci il momento. Comunque diamo il via ad Ezio, lo salutiamo e lui parte spedito con il suo passo da grande passista. Ezio è un grande personaggio e pedalatore eccelso, ogni tanto rompe quando ci fermiamo a mangiare, lui è un alieno, non ha mai fame, mai sonno, non ha mai niente, io lo conosco da anni e lo lascio dire, tanto alla fine si aggiusta tutto. Io e Nazzareno proseguiamo e verso le 22, cominciamo a cercare invano un posto per passare la notte. Ci fermiamo in una trattoria per un'abbondante cena e il ragazzo che gestisce il locale, guarda caso è di Amalfi e sentito il nostro racconto del viaggio, si offre per ospitarci a dormire. Un colpo di fortuna inaspettato,una buona dormita per sentirci in forma domani ci voleva proprio. Ripartiamo alle 4, ultimi km e ultime ore di sella, sfioriamo le valli di Comacchio e il luccichio delle acque, accompagna per km il nostro andare. I km passano lenti ma passano, il sole sorge è da il suo saluto, ad Adria l'ultimo timbro, voliamo verso l'arrivo e a meno venti km, ci fermiamo in una pasticceria dove ci concediamo un babà e un cannolo alla crema con l'immancabile prosecco. Siamo a Mestre, ultimi giri sulle ciclabili e arriviamo in vista dell'hotel Primavera dove apponiamo il sigillo finale dell'impresa. Siamo felici e stanchi al punto giusto, se la mente ripercorre a ritroso il viaggio fatto, vengono i brividi, sembra impossibile avere fatto tutta quella strada e adesso essere qui a raccontarlo. Qualche volta i sogni diventano realtà, basta crederci. Un ringraziamento ai miei compagni di viaggio e a tutti coloro che hanno pedalato con noi e un grazie al fakiro Fulvio.

 

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